Rivedere a quasi una decina d’anni dalla loro prima messa in onda (eh, come corre il tempo…) le prime puntate di Sex & The City fa un effetto strano. Il telefilm che ancora oggi viene acclamato come simbolo della rivoluzione sessuale contemporanea è già sorpassato: perché ora le donne avanti non reclamano più il diritto a fare sesso come un uomo, ma si sono convinte di dover orientare la loro ricerca e la loro sperimentazione di genere a vivere il sesso come le donne (concetto in via di definizione e che comunque non è fondamentale per quello di cui desidero parlare in questa sede).
E, in questo suo essere sorpassato, Sex & The City ci lascia un altro importante indizio sulla vita, di quelli che solo le immagini d’autore sanno raccontare: che la concezione del sesso, così come quella dell’amore, è in costante evoluzione. E, nella mia visione, questa capacità degli esseri umani di cambiare corrisponde alla speranza in un mondo migliore, da cui deriva il mio esasperato ottimismo.
Venerdì è uscito Sex & The City – The movie che in settimana, come migliaia di altre donne, mi precipiterò a vedere. Ma quindi, se per quanto riguarda sesso e amore Sex & The City appare superato, perché continua a piacerci così tanto?
A mio parere quello che, anche tra vent’anni, ci farà dire che Sex & The City è un capolavoro nel mondo delle serie tv e un caposaldo nella nostra emancipazione è che è un’opera che parla di amicizia al femminile.
Senza scendere ai giochini adolescenziali del Io sono Carrie – tu sei Samantha – lei è Miranda – l’altra è Charlotte, ad ogni gruppo di amiche piace riconoscersi in loro per la capacità di confrontarsi e fare gruppo facendo della diversità delle amiche la forza per arricchire la propria femminilità. Sappiamo bene di non essere Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte e di non vivere a New York, ma sappiamo altrettanto bene che Patrizia, Alessandra, Valentina, Tal, Olga, Eleonora, Sandra, Giulia… sono donne diverse ma non per questo nemiche; donne che hanno consapevolezza del loro personale cammino ma che sanno accettare e comprendere le scelte delle amiche senza giudizi e senza inutili perbenismi; donne che sanno che la sincerità ha un prezzo e che le crisi sono necessarie a conoscersi meglio e a ritrovarsi più vicine; donne che vogliono essere tutto e che si rivolgono alle amiche per conoscere un pezzo in più di se stesse; donne che sanno di essere vicine in una grande città che è il mondo e che insieme vorrebbero fare qualcosa per goderne mentre lo rendono più bello.
Un’altra cosa che mi hanno fatto notare su Sex & The City è che non parla solo dell’amicizia tra due donne ma anche dei rapporti tra ogni donna in un gruppo. E non è la stessa cosa. Perché, complesse come siamo, se già in due le sfumature della vita possono essere milioni, in più di due la tavolozza di combinazioni di colori cresce esponenzialmente, così come l’energia necessaria a gestirla. Ma, se vogliamo arrivare un po’ più in là di dove siamo nell’arte, nella politica, nel sociale e in tutti i campi della vita, è necessario sapere fare squadra. Ed è questo che rende Sex & The City, anche nel mondo di paillettes in cui vivono le fab 4, un messaggio politico.
Oggi, dopo un bellissimo weekend alla Festa del Vino di Spoleto insieme ad una delle mie cellule “Sex & The City” (il richiamo allo spionaggio è voluto perché insieme siamo molto più pericolose che prese singolarmente), ritornavo verso casa portando con me tutto quello che ho dato e tutto quello che ho ricevuto.
E pensavo: la bellezza salverà il mondo. E, in un eccesso autocelebrativo per me e le mie simili, lasciatemi dire: la bellezza è donna.
D.W.
P.S. Waiting for Girasole…

