Oggi fondamentalmente va meglio. Per tanti motivi, uno su tutti il fatto di avere deciso già da ieri sera che questa giornata sarebbe iniziata con un mantra anti – depressione. Che, tanto, ad essere depressi non si migliora il mondo.
E ha funzionato: un’alba solare, 13 ore di lavoro, centinaia di chilometri, un’improvvisazione nel mio stile da consulente del lavoro e assistente fotografa in mezzo a celle frigorifere e carne macellata, chiacchierate serene a confermare che mettendo in circolazione vibrazioni piacevoli un qualche giorno ti tornano indietro, una stanchezza soddisfatta da cullare nella vasca da bagno dopo un po’ di parole in regalo. E i Radiohead in sottofondo, per tutto il giorno: nello stereo, su YouTube, nella testa.
Del concerto dell’altra sera mi lascia basita la persistenza: Thom, il gruppo, la loro musica mi si sono attaccati dentro e mi stanno facendo compagnia da quasi quarantotto ore, come se fossero ancora nel presente. Sì, non mi è passato il fastidio per il fatto che gli articoli su quest’evento – che, non solo a mio parere, potrebbe essere il concerto dell’anno – siano nascosti nei meandri de Il Corriere e La Repubblica online e non in homepage insieme a Fabrizio Corona e Vasco che, non si sa come, si guadagnano sempre il loro posticino tra le news senza fare niente di nuovo. Ma, usando il motore di ricerca del sito e navigando nei blog, almeno oggi qualcosa sono riuscita a trovare.
Tra tutti, vi segnalo questo: Se volete capire il nuovo mondo, sintonizzatevi sui Radiohead. Franco Bolelli mi trova d’accordo quasi su tutto, sia sull’aspetto dell’instabilità (musica instabile per un’umanità instabile in un mondo instabile) che su quello dell’autenticità (i Radiohead trasmettono – è questa la quintessenza della loro credibilità – il coraggio di essere autentici, di presentarsi senza difese), passando per l’analisi antropologica del tipo di giovani che li ascoltano. L’unica cosa che non mi spiego – e Franco, poverino, non c’entra niente – è perché un articolo che inizia in questo modo (Se volete comprendere le sensibilità, le lunghezze d’onda, gli stati d’animo del nuovo mondo avanzato e dei giovani umani che lo abitano, lasciate perdere analisi sociologiche e interpretazioni filosofiche: ascoltate piuttosto i Radiohead) sia relegato in un angolino poco visibile.
Però, nonostante la polemica per essere parte di una massa emoculturalmente ignorata, i Radiohead rimangono. E, se volete, qui c’è un altro video.
D.W.

