Ho finito ora le pulizie di fondo della cucina; domani tocca al bagno, alla camera, alla scrivania (visto la stato in cui è, la considero la più temibile) e ai pavimenti.
Era da qualche settimana che trascuravo l’igiene personale di FreedHome che, essendo una donna, è un po’ permalosa e ne stava risentendo perché vuole che mi prenda cura di lei: si vocifera che pulita è più bella (anche se personalmente non disdegno il fascino dello sporco scapigliato disordinato sfatto). Presa dall’amore per la mia tana, ho iniziato anche ad agghindare la porta d’ingresso con un post – it a forma di fiore ed inciso di parole, a cui vorrei ne seguissero altri, miei e dei miei ospiti.
Mentre mi approcciavo a pulire la mensola sopra il frigo, ho scoperto che la pianta grassa è agonizzante. Che il mio pollice verde fosse sbiadito (o, forse, solamente acerbo) ne avevo già preso coscienza. In poco più di quattro mesi, il gelsomino che mi hanno regalato i miei se l’è riportato a casa mia madre dopo una settimana nel tentativo di rianimarlo; le gerbere di Barbara sono appassite come fanno le margherite dei cartoni animati (blop) e sono finite nel cestino; lo spartifilium è una sorta di partigiano che ha resistito a ripetute carestie d’acqua, ma anche lui prossimo alla resa; è in prognosi riservata anche la piantina di basilico che tengo vicino al lavello per condire il pomodoro della pizza. E fin qui, a parte non avere più un fiore in casa (tranne quelli di carta), niente di irrecuperabile. Ma… quanto poco talentuosi, in fatto di giardinaggio, bisogna essere per uccidere una pianta grassa? Beh, io lo sono.
Mi avevano detto che, abitando in cucina, ci avrebbe pensato da sola ad assorbire l’umidità e che per questo era impossibile che morisse. E invece anche lei è prossima alla dipartita, con le foglie ormai tendenti al marrone e i fiori giallini rinsecchiti come dei vecchietti.
Se dovessi trasformare – come il mio solito – i piccoli fatti quotidiani in metafore sui massimi sistemi della vita, questa mia inettitudine mi renderebbe parecchio triste. Ma evito, vista l’ora e la giornata che mi aspetta domani.
Però, lo prometto: prima di fare un bambino, mi assicurerò di riuscire a far sopravvivere una pianta grassa per almeno sei mesi. Nel frattempo, per piacere, niente fiori ma opere di bene.
D.W.

