Sul concerto di ieri sera di Giulio Casale a Dosson di Casier, c’è più di una cosa da dire. Una di queste farà particolarmente piacere a chi, almeno per una serata, è stato un fan innamorato degli Estra e del loro modo di fare musica: loro potranno capirne l’emozione. Ma… andiamo per ordine.
Il volantino dell’evento faceva ben poco sperare: un file Word riempito di clip – art, scaricabile dal sito del Comune di Casier, spiegava che il concerto che il sito di Giulio annunciava come tale era un piacere a cui il meraviglioso sig. Casale si prestava per amore della Polisportiva di una delle sue patrie.
La tentazione di starmene a casa sdraiata sul divano in compagnia a guardare qualche puntata di Six Feet Under, dopo una giornata tutt’altro che riposante, è stata forte. Ma alcuni amici aspettavano e perciò ci siamo messi tutti in macchina per nuotare nelle campagne venete fino alla pista di pattinaggio di Dosson. E, arrivati lì, abbiamo stemperato con una risata il dubbio di aver fatto una gran cazzata a percorrere cinquanta chilometri per ascoltare Giulio che suonava con un service fatto in casa, in mezzo a ragazzini urlanti, luci scoordinate e odore di salsiccia e pesce fritto.
Ma, appena lui ha preso in mano la chitarra e ha iniziato a cantare con la passione e la professionalità che lo contraddistinguono, sono stata contenta di esserci e di avere nello zaino una macchina fotografica. I miei tre compagni d’avventura ed io ci siamo seduti per terra in prima fila e ci siamo fatti assorbire dalla sua voce, dalle espressioni facciali, dai movimenti delle sue lunghe braccia. E a tutti faceva piacere che sul palco, ad accompagnarlo con la batteria, ci fosse di nuovo Nicola Accio Ghedin, fu membro degli Estra.
Poi è arrivato il momento del siparietto comico – grottesco: alla fine del concerto (una dozzina di canzoni, tra cui Non canto e Ora o mai più, che personalmente adoro), s’intromette il non meglio identificato presentatore che, con pochi commenti sporcati da un troppo marcato accento veneto, riesce a riportare il livello della serata a quello che il volantino presagiva. Quello che in un’altra occasione mi avrebbe fatto innervosire (perché sì, l’ho già detto, sono emoculturalmente snob), mi ha fatto scoppiare a ridere grazie alla reazione dei micromuscoli della faccia di Giulio. Ridere, fino alle lacrime.
Apice di tale sketch (per cui avrei voluto avere, oltre alla macchina fotografica, anche una telecamera… su YouTube avrebbe fatto un sucessone) è stato il momento della tentata consegna dei “doni”: tre pacchetti avvolti in buste blu luminescenti destinate rispettivamente a cantante, batterista e bassista. Ignari della situazione, i tre se ne stavano già andando; prontamente, il piccolo uomo con microfono li ha richiamati indietro. Forse così non rende ma, vi giuro, è stato veramente esilarante.
E qui rinizia la magia: il pubblico chiede il bis, il presentatore esce dal palco e Giulio riprende in mano la chitarra, accennando i primi accordi di “L’uomo coi tagli”. Poi chiama Abe, ex chitarrista degli Estra e spettatore della prima parte del concerto, e gli chiede se almeno questa la vuole suonare lui. C’è un attimo d’attesa: Abe lascia il suo bimbo nelle braccia della madre e si dirige verso il palco. Giulio gli passa la chitarra. Noi, tutti innamorati degli Estra e ancora speranzosi di poterli vedere esibirsi insieme, siamo in preda a un meraviglioso delirio interiore.
Abe ingrana, cambia plettro, muove le mani sulle corde ricercando l’antica confidenza che non tarda ad arrivare. Quando le strofe sono finite e arriva l’assolo, lui è pronto per darci il meglio di lui; e noi ad accompagnarlo con un urlo di gratitudine per averci fatto questo regalo. E Abe sorride, forse ricordando le tante gioie che la chitarra e la compagnia del gruppo gli avevano donato in un passato che si stava facendo presente.
Ne mancava ancora uno (il bassista Eddy) ma quel trio è bastato per emozionare: per un momento gli Estra sono tornati. Rispetto la libertà di ognuno di scegliere il meglio per sé e, quindi, non posso biasimare che abbiano deciso di non suonare più insieme; ma non posso nascondere che, almeno per una volta, sarebbe bello rivedere tutti gli Estra insieme, per un’intera serata. Credo che i fan, forse pochi rispetto alle vigenti meccaniche discografiche ma molti sinceri ed affezionatissimi, una reunion se la meritino.
Ad interrompere l’incanto, non preoccupatevi, ci ha pensato il presentatore. Ma a noi, per ora, è bastato.
D.W.


Uhuhuhuh, grazie!!! Hai fatto accendere una lampadina che aspettavo da martedì! Adesso mi odierai: martedi al concerto, proprio davanti a me c’era questo tipo, e io lo guardavo e pensavo cavolo, questo è uno famoso, chi è, chi è? Mi veniva in mente Paolo Benvegnù però non ero convinta. Adesso appena ho cominciato a leggere il post…dindindin!!! Campanelli e lampadine! Era Giulio Casale!
Stanotte andrò a dormire più tranquilla.
Grazie.
Beh, questi scoop su Giulio al concerto dei Radiohead mi fa molto piacere.
Peccato che la cultura musicale italiana ben poco valorizzi il lavoro serio e personale dei nostri artisti…
Un bacione, L.B.
D.W.