Nella mia testa questo post ha circa un centinaio di incipit: l’altra sera, mentre trascorrevo una gradevole serata in compagnia di Mocio Vileda e asciugamani, la mia unica consolazione era che ci avrei potuto scrivere qualcosa sul blog. Qualcosa del tipo Le strabilianti avventure di FreedHomE o La sfiga di Dea Walker o, nei momenti di maggior entusiasmo, qualcosa d’ironico come Devo portare il mio pavimento dallo psicologo: soffre di idrofobia. Ma oggi mi viene solo da esordire con una bella parolaccia, tipo cazzo o porca puttana.
Perché per accorgersi che hai una gomma della macchina a terra mentre qualcuno al telefono ti comunica che nel tuo paesello, a dieci chilometri da dove ti trovi, sta iniziando a grandinare (e tu hai lasciato un lucernario aperto, visto che quando sei uscita c’erano nell’aria una trentina abbondante di gradi) ci vuole un pochino di sfiga. Non quella seria, ma quella un po’ sbadata e fantozziana che è garanzia di cabaret per chi ti circonda.
Se poi aggiungiamo che nella stanza in questione (quella con il lucernario aperto) c’erano circa una decina di scatoloni pieni di libri in attesa di una libreria e un computer appoggiato sul pavimento, la cosa si fa ancora più tragicomica.
Mercoledì sera
Ore 20
Eeviac comunica a Dea Walker che la sua gomma è a terra mentre, via telefono, un suo amico ci dice che dove si trova lui (che è molto vicino a dove si trova FreedHomE) sta iniziando a grandinare. Dea Walker va nel panico. Endelwar sostituisce in dieci minuti la gomma con quella di scorta. La nostra eroina (cioè Dea Walker, alias me) sfida la pioggia e il vento per scaraventarsi a casa. Ma, quando arriva, è troppo tardi: il pavimento dello studio è pieno d’acqua. Anche quello del soggiorno e pure quello della camera ne hanno un po’: e lì, giuro, le finestre erano chiuse (isolanti del cazzo!).
Ore 20.30
Dea Walker continua ad essere nel panico. Anzi, non panico: shock. Perché i suoi libri sono in pericolo di vita, perché ha dovuto staccare la corrente per evitare di fulminarsi e fuori sta facendo buio, perché il suo bel parquet di legno lucidato da poco si sta raggrinzando come se gli avessero iniettato l’antidoto del botulino. E perché le scazza da morire essere così materialista (ma si sa, la vita è fatta anche di materia) e i suoi istinti vagamente ossessivo – compulsivi le fanno domandare come potrà sopravvivere vedendo per i prossimi anni quello sfacelo sul pavimento sapendo che la sua stupidità ha contribuito a procurarlo.
Ma Dea Walker ha sempre un alterego: così, la sua parte pseudobuddista si concentra a pensare che questa è tutta vita per FreedHomE, che il pavimento si sta incidendo di ricordi perché la materia è fatta per modificarsi e che c’è un’entità superiore che l’avrà guidata mentre impacchettava i libri sette mesi fa in modo che si rovinassero solo quelli meno importanti.
Lo shock passa, anche perché è il momento di spostare una quindicina di scatoloni. Ci sarà tempo per fare il bilancio dei danni subiti. Magari, domani.
Ore 23.30
Dea Walker ha finito di asciugare il pavimento di tutte e tre le stanze, ha aperto gli scatoloni dei libri (e forse, se deve buttare solo un libro sul budget e L’intelligenza emotiva di Goleman, c’è veramente un disegno superiore), ha messo in salvo il pc. Stanca morta, si butta sul letto e si fuma una sigaretta. Domani è un altro giorno: una giornata perfetta per sistemare un intero salone coperto di libri.
Ho finito di sistemare tutto una decina di minuti fa. Ora devo controllarmi perché ho qualche serio problema nel rapporto liquidi – pavimento: ieri sera ho rovesciato una bottiglia di birra, oggi un bicchiere di tè freddo.
E sta ricominciando a piovere.
D.W.


Azz… rovinare il parquet dà fastidio, molto fastidio. Hai tutta la mia comprensione.