Questo è il centesimo post di FreedHomE; il primo scritto con una sigaretta accesa con l’accendino che ho comprato ieri (bianco e arancione, con ricamate le parole I feel fine) ed anche il primo di una primavera che quest’anno, nella mia vita, è arrivata in tutti i sensi.
Lo dedico alla mia generazione, prendendo spunto dall’articolo di Beppe Severgnini Cari Ottantini, reagite ai tempi difficili.
Su chi è nato negli anni Ottanta, la New Age ha sprecato con una comunicazione poco accorta una teoria interessante: le persone nate a partire dall’anno 1980 hanno livelli di energia più alti rispetto alle generazioni precedenti. D’altronde, non stupisce: siamo nell’epoca della fisica quantistica e, se al CERN lavorano per trovare la particella di dio, ci sarà qualche influsso anche sull’umanità che circonda questo tipo di esperimenti.
Riflettendoci, non si può non ricordare il motto dei supereroi americani: da grandi poteri derivano grandi responsabilità. E a questo si ricollega appunto l’articolo sopra citato, che ci chiede di reagire e far vedere che non ci lasciamo schiacciare dal mondo che ci siamo trovati tra le mani, crisi compresa.
Recentemente, parlando con un amico, ci siamo trovati d’accordo sul fatto che la nostra generazione potrebbe essere fondamentale nei cambiamenti che abbiamo bisogno di apportare al sistema per poter sopravvivere e vivere degnamente.
Non siamo così vecchi da aver perso l’elasticità mentale della giovinezza, l’apertura e la flessibilità necessarie per proporre qualcosa di nuovo, diverso. Però non siamo neppure così giovani da esserci dimenticati com’era il vecchio mondo: nei racconti della nostra infanzia ci sono le storie di guerra dei nonni e per quasi vent’anni siamo cresciuti senza cellulari e senza Internet.
Siamo una generazione – ponte, che quindi potrebbe riuscire a comunicare con tutti, se solo ci provasse.
È innegabile che finora siamo stati in silenzio (e tuttora lo siamo), lasciando accadere attorno a noi cose che sarebbe stato meglio non vedere.
Ma, volendo essere ottimista, credo che questo sia dovuto alla necessità di osservare nell’ombra, di conoscere le dinamiche umane tramite l’esperienza altrui, di non essere invischiati nella società per poterci muovere in altri mondi ed immaginare alternative possibili.
E poi, forse, abbiamo anche capito l’errore di chi ha fatto il Sessantotto e stiamo cercando un modo per non ripeterlo: sì, è importante cambiare le cose quando si ha vent’anni ma poi non si può fare finta che non siano cambiate quando di anni se ne hanno quaranta, cinquanta o sessanta e si occupano i posti di coloro contro cui si era lottato.
Personalmente credo che ci vorrà ancora qualche anno perché gli Ottantini trovino la loro voce. Ci sono tante cose a cui pensare, tra cui il proprio microcosmo da costruire armonicamente per poter affrontare il mondo in macro.
Ho anch’io un invito da fare alla mia generazione: resistiamo! Per compiere la nostra ri(e)voluzione, è necessario non dimenticarci cosa sentivamo quando eravamo giovani ma saper gestire noi stessi con le capacità e la saggezza delle persone veramente adulte. Arrendersi adesso sarebbe da vigliacchi.
E, per chi pensa di essersi già arreso, c’è sempre un qualche luogo di sé dove ritrovare quello che è andato smarrito. Basta cercare: dentro.
D.W.
Nota bene: l’invito è rivolto a chiunque, non solo a quelli degli anni Ottanta!


Io sono di un’altra generazione, cresciuta con problemi e speranze molto diverse. Però mi piace scoprire in un blog (il tuo) la realtà che devono affrontare quelli che vengono dopo di me.
Sono d’accordissimo con te Patty, purtroppo nel mio caso, piú divento grande, piú perdo la mia voce e penso di perdere il potere di cambiare certe cose…so che merito e meritiamo di piú, ma in questo momento sento che non sono capace di fare niente per migliorare la situazione…per fortuna ci sono tanti giovanni che dopo tanto impegno hanno trovato un posto nel mondo…uno di loro essendo il nostro caro Marcuccio…e questo mi da fiducia, qualche giorno toccherá a me.
Un bacio
Per una come me, nata nell’anno orwelliano 1984, queste tue parole sono come linfa, mi hanno trasmesso energia e voglia di fare. Spero davvero che sia una malattia contagiosa…magari dovuta a una radiazione positiva sfuggita al controllo del CERN. E poi si sa che dalle crisi nascono sempre grandi capolavori.
Un abbraccio
sara
Il Magiaro: che i problemi siano diversi ci sto… ma credo che, in fondo in fondo, le speranze siano molto simili. Umane.
Sonieta: amica, sei sempre così ottimista?
Io so che la tua voce c’è, ha solo bisogno di tempo per trovare il timbro giusto.
Sara: contagiamoci tutti!
Un abbraccio a ciascuno