“A quanto pare, ogni tanto gli adulti si prendono una pausa per sedersi a contemplare il disastro della loro vita. Allora si lamentano senza capire e, come mosche che sbattono sempre contro lo stesso vetro, si agitano, soffrono, deperiscono, si deprimono e si chiedeno quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare.”
Da L’eleganza del riccio di Muriel Barbery
Non so, dopo due mesi abbondanti di assenza, come far riprendere il filo agli sparuti lettori (se ce ne sono ancora) di questo blog. Proverò con un attacco in medias res.
La scorsa settimana, durante un weekend al mare umido di nuvole, mi sono divorata il libro di cui sopra. Bello, uno di quei bestsellers che meritano di essere tali. Leggero, ma profondo. A poche pagine dall’inizio sono inciampata in questa frase: … quale meccanismo li abbia portati dove non volevano andare. Un pugno nello stomaco perché in questo momento so di essere arrivata in un luogo emozionale che rappresenta quello contro cui mi sono scagliata per anni ed anni di ribellione. Mio malgrado (e, per fortuna, senza perdere la lucidità che me ne fa ancora schifare) sono diventata un’imprenditrice veneta: una che si alza al mattino pensando al lavoro, lavora tutto il giorno, si addormenta rimuginando sul lavoro e di notte sogna il lavoro. Per poi rialzarsi la mattina dopo e riprendere il ciclo. Le settimane stanno scorrendo così, portandosi via un’estate che avevo immaginato completamente diversa. Per chi si fosse perso le puntate precedenti, la mia idea era di trovare un equilibrio tra otium e negotium e di dedicare tempo e silenzio alla scrittura, alla creatività che – come un feto cresce dentro alla madre – stava prendendo forma nelle mie viscere.
Quello che ancora mi tiene in piedi psicologicamente (perché, dal punto di vista pratico, so che c’è chi fa una vita ben peggiore della mia, anche se vorrei che questo pensiero non mi condizionasse) è che non è che io abbia rinunciato a me stessa e ai miei sogni perché i miei ideali sono andati a male, ma solo perché mi sono presa un impegno in un progetto. E, visto che questo progetto ha coinvolto parecchio tempo della mia vita recente e che coinvolge altre persone, a questo punto non mi posso tirare indietro. Un po’ per me, perché vorrei che questo tempo investito mi porti almeno a quell’indipendenza per cui ho deciso di intraprendere il cammino; un po’ per gli altri che condividono con me questa strada, perché sono persone a cui ho imparato a voler bene e che non lascerei nella merda.
E qui si apre un’altra riflessione: quella sul prendersi impegni. Forse il motivo per cui sto vivendo tutto questo è che, prima o poi, sarebbe stato necessario che mi accorgessi della limitatezza delle risorse umane, in termini di tempo e di energia. Non si può fare tutto per tutti. Io sono una e ho il diritto/dovere di scegliere dove e come impegnare me stessa. Nel caso specifico ho fatto un errore di valutazione: non mi conoscevo ancora abbastanza bene per accettare i miei limiti e i miei punti di forza e decidere di giocare nella mia squadra, senza essermi avversaria, senza inseguire necessità indotte da altri (e per altri leggasi una mentalità che nell’80% dei casi sfiora la patalogia psicologica).
Adesso di tutto questo ne sono consapevole, l’ho imparato a mie spese. Ma, tra il momento della consapevolezza interiore e quello della realtà esteriore, c’è il cambiamento. Un processo che io adoro ma che richiede energie, un po’ di sofferenza e tanto coraggio. Ora sono ancora nella fase in cui, prima di lanciarmi, devo chiudere con il passato: ci vorrà almeno un mese, oltre al tempo già dedicato. E poi arriverà un viaggio, che come tanto tempo fa mi salverà la vita dalle scelte indotte. Ma questa è un’altra storia, e ora fuggo al mare, che qui il caldo della pianura scioglie qualsiasi altra volontà.
D.W.


Qualche lettore lo conservi, gli aggregatori di feed aiutano nel seguire i blog meno aggiornati. Giusto in questi giorni mi ero reso conto della tua semisparizione chiedendomi che fine avessi fatto. Anche scriverti email non aveva funzionato. Poi sensibili segni di vita. Bentornata!
La mail legata al blog la guardo poco. Sorry
Ma, come vedi, questo weekend sono di nuovo stata posseduta dalla necessità di esprimere. E spero che non mi abbandoni.
Ciao amica!!!
tutti ci troviamo nella stessa situazione. L’importante e’ sentire che quel tempo investito nel lavoro, ti dia un buon risultato…non si deve mai perdere faith. Pensa a tutta la gente che non si puo permettere neanche di fuggire in vacanza…sei molto fortunata e sono sicura che tra pochi mesi avrai tempo per te stessa…per riprendere ossigeno!
un bacione